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Roberto De Franceschi: tra Campo e Accademia!

di Roberto Minnocci  – 

“Le sensazioni, i ricordi, il futuro di un grande giocatore, impegnato col baseball giovanile, attraverso l’Academy Nettuno.”

RobertoÈ strano vederlo seduto dietro una scrivania, dopo averlo ammirato sopra i diamanti per tanti anni. Ma nonostante tutto è ancora qua a combattere insieme ai suoi ragazzi, dividendosi tra il campo e l’ufficio.
 
Roberto De Franceschi, presidente dell’Academy of Nettuno Baseball. Partiamo dalla breve storia di questa società. Come è nata, e come si è sviluppata questa idea?
  • “Bene. Io, Leonardo Mazzanti, Peppe Mazzanti e Igor Schiavetti avevamo avuto sempre questo sogno nel cassetto. Il giorno che avremmo appeso il guanto al chiodo, avremmo cercato di realizzare qualcosa di importante per i giovani, nell’ambito del baseball. Così nel 2009 è partita quest’avventura dell’Accademia di Nettuno. Dobbiamo ringraziare i dirigenti di allora: De Carolis, Piras e Spigoni, che ci hanno messo a disposizione l’impianto dello Steno Borghese, aiutandoci a fare subito il “botto” con quasi cento ragazzi iscritti. Successivamente, con grandi sacrifici economici e con l’aiuto di persone competenti nel settore delle costruzioni sportive, abbiamo realizzato una struttura coperta, che ci consente di svolgere, in spazi adeguati ed al caldo, le attività invernali, per la crescita costante e professionalmente supportata dei giovani. In seguito il percorso si è evoluto verso la parte agonistica, iscrivendo la nostra prima squadra Ragazzi al campionato del 2011, e incrementando il nostro impegno fino ad oggi.”
Quest’anno avete schierato in campo quattro squadre che hanno partecipato ai Campionati di categoria. Facciamo il bilancio della stagione appena conclusa!
  • “Abbiamo avuto una stagione molto positiva nelle due categorie che vedevano coinvolti i nostri teams: due Ragazzi, e due Allievi. Con le due squadre B abbiamo svolto un lavoro di crescita per il prossimo anno, con risultati apprezzabili. Diverso il discorso delle formazioni di punta, che erano più accreditate. Gli Allievi A, nella regular season, hanno tenuto testa allo squadrone Nettuno Elite terminando al primo posto a pari merito con loro. Nei playoff ho ancora il rammarico della mancata qualificazione alla finale nazionale, pur giocando molto bene non siamo riusciti nell’impresa, anche per aver dovuto affrontare una semifinale dal livello tecnico molto elevato. I ragazzi A, invece sono arrivati fino in fondo, classificandosi al terzo posto e dimostrando una notevole maturità tecnica, e per questo ringrazio tutti coach per il grande lavoro svolto. A fine stagione c’è stato il fiore all’occhiello della doppia vittoria in Coppa Lazio, che ha suggellato con soddisfazione questo 2014. Ringrazio tutti i ragazzi e gli staff tecnici per averci reso orgogliosi del loro comportamento e dei loro risultati.”
Tu sei anche il manager di una delle squadre Allievi. Che tipo di sensazioni provi, nel dugout, in questo ruolo?
  • Guarda, ci sono i genitori dei miei giocatori, che rimangono sbigottiti di come riesca a “sentire” i pre-partita. Ho delle sensazioni fortissime, più la partita è difficile e importante, e più mostro segnali di concentrazione assoluta, per la formazione e per le situazioni di gioco. È una sensazione bellissima, e spero di poter continuare in questa attività di manager youth che mi gratifica molto.”
La tua storia di giocatore ti ha visto sempre al top. Quanto ti mancano le luci della ribalta?
  • “Io ho smesso di giocare a quarantaquattro anni, dopo ventisette anni di carriera, con numerosi record. Capisci che la mia vita è stata incentrata tutta sul baseball. Quanto mi è mancato tutto questo? Tanto, tanto! Non immaginavo che fosse così dura dopo il mio addio. Preparare la borsa, andare al campo, la tensione delle gare, ti restano dentro. Non è stato facile. Oggi, però, ho la possibilità di rivivere quelle emozioni con questa nuova attività, e attraverso questi piccoli giocatori compenso la voglia di competizione, che è rimasta intatta come un tempo.”
Quanto è importante vincere nello sport?
  • “Vincere è una delle componenti fondamentali dello sport. La frase “L’importante è partecipare” lascia un po’ il tempo che trova. Certo, a un bambino non daremo mai quel tipo di pressione, ma lo rapporteremo con la vittoria gradualmente nel corso della sua crescita sportiva. Poi a Nettuno abbiamo una “tigna” particolare che ci contraddistingue, non vogliamo mai perdere neanche quando giochiamo a carte. Ce lo abbiamo dentro. Ce lo hanno tramandato e proviamo a trasmetterlo anche ai nostri ragazzi. Naturalmente sempre nel rispetto delle regole.”
Descrivici come eri da giovane, confrontandoti con i ragazzi che alleni oggi?
  • “Bhe, erano altri tempi. Io son cresciuto più “libero”, giocando nel piazzale di sabbia antistante il vecchio porto di Nettuno. I miei genitori avevano il negozio sul lungomare, proprio li vicino, e mia madre veniva a chiamarmi all’ora di pranzo e di cena, interrompendo interminabili partite. Sono cresciuto nella strada, e questo forse ci ha dato più malizia, più prontezza. Oggi i ragazzi sono un po’ come “polli di allevamento”, più coccolati nel chiuso dei loro giochi casalinghi, con meno capacità fisiche, e meno coordinazione motoria. Fondamentalmente però ci sono tante cose che ci accomunano, e una di queste è la passione per il baseball.”
Quello attuale è un momento confuso per il baseball. Secondo te dove è necessario intervenire per migliorare?
  • “Guarda, io non son portato a fare politica sportiva. Ho fatto anche il consigliere federale nel primo anno di Fraccari, ma non mi son trovato a mio agio. Sono un uomo da campo, da competizione agonistica. Comunque noi, come Academy, siamo un po’ l’ONU del baseball; siamo trasversali, e accettiamo di lavorare con tutte le società del territorio, a dispetto delle divisioni esistenti, che fanno male al movimento e andrebbero azzerate. Questo a volte ha generato anche degli equivoci, e siamo stati accusati di ingerenze verso le altre realtà. Ma vi assicuro che questo non è nel nostro intento, e continuiamo a lavorare sereni, consapevoli del nostro appeal nei confronti di chi gioca a baseball. Ci dicono tutti che siamo bravi, e questo è un merito e non un motivo di polemica.”
Parliamo del futuro. Illustraci i progetti dell’Accademia!
  • “Allora, abbiamo iniziato l’attività invernale, con molte adesioni ai nostri corsi accademici. Per l’attività agonistica della prossima stagione, contiamo di iscrivere ai vari campionati giovanili due squadre Ragazzi, due Allievi e, per il momento, almeno una Cadetti. Quindi proseguiamo nel nostro percorso di crescita costante, confrontandoci con le altre società storiche locali, a fronte delle continue richieste di immissioni ai nostri progetti. Inoltre, abbiamo presentato nelle sedi competenti il progetto per la costruzione dell’Academy Park; un centro sportivo comprendente due campi per le attività della categoria Ragazzi, e un campo regolamentare per le categorie superiori. Contiamo di ricevere al più presto le autorizzazioni necessarie per iniziare i lavori, per poter giocare, prossimamente, in una struttura di nostra proprietà, interamente autofinanziata, dove poter coltivare i nostri sogni senza dover più dipendere da nessuno. Non mi sembra poco!”
Qual è il tuo rapporto con la scrivania?
  • “Mah, l’ho già detto prima che è complicato. Sto lavorando molto e sto cominciando ad appassionarmi anche a questo aspetto dirigenziale, con l’aiuto fondamentale di Leonardo, Peppe e inizialmente Igor Schiavetti, con cui abbiamo iniziato questo percorso, prima che ci lasciasse per motivi di lavoro. Stiamo crescendo insieme, imparando ad apprezzare tutte le sfumature di questo particolare ruolo.”
L’Academy sta contribuendo notevolmente alla crescita del baseball nettunese, anche grazie al tuo impegno. Preferiresti essere ricordato più per queste iniziative o per i tuoi record di atleta?
  • “Non saprei dirti! Quello che so, è che i record e i successi sono incancellabili. Però, questa nuova attività mi sta dando grandi soddisfazioni, soprattutto dal lato umano. Ho grande amicizia con i genitori dei nostri ragazzi, i quali ci esortano a continuare su questa strada, mostrandoci apprezzamenti notevoli. Se questo, in futuro, sarà ricordato positivamente, ben venga!”
Il Pala Academy è pieno di ragazzini col guanto e col cappello, che sognano di diventare campioni di baseball, magari proprio come te. Cosa senti di dovergli dire, per realizzare il loro sogno?
  • “Divertimento. Impegno. Professionalità. Rispetto. Educazione. Sono solo cinque parole, ma che racchiudono il significato dello Sport. Cinque parole che possono far diventare campioni, e soprattutto uomini migliori!”
Cinque parole, oltre a migliaia di partite. Oltre a quello che può rappresentare la sua storia per le nuove generazioni. Con il suo esempio e la sua presenza. Con il suo spirito vincente. Questo è Roberto De Franceschi!
 

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