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Eutanasie di Tricolore!

di Roberto Minnocci  – 

“L’avventura delle squadre nettunesi nelle finali dei Playoff nazionali delle categorie giovanili di baseball. Il Team Academy Nettuno nella classe Ragazzi, e la formazione Nettuno Elite negli Allievi, son tornati a casa con il bronzo al collo e nelle stive.”

Academy A Ragazzi 2014Dopo tanto rumore rimane solo il silenzio. Sembra la quiete dopo la tempesta. È quasi autunno e il mare si rilassa sotto il sole, mentre le bollicine frizzanti dell’aurora mattutina zampillano come una bibita ghiacciata in un bicchiere. Un velo di calore estivo, steso sulle ferite inferte dalle bombe d’acqua, dagli allagamenti, e dai naufragi della flotta nettunese nella battaglia dei Playoff Baseball Youth. Nettuno ripara i danni, rappezzando le buche squarciate sul lungomare, e ricucendo le vele strappate delle navi con la fiamma verde e azzurra che sventola sull’albero maestro. Il galeone Academy e il veliero Elite, sconfitti e inseguiti da rapaci Falconi e armate NBP, sono tornati in porto colmi di bronzo e di amarezza, ormeggiando le facce schierate a prua, perse nel vuoto degli sguardi e nella fierezza della lotta. Il vascello fantasma di Capo d’Anzio, affonda sulla Piccola Croce, e l’equipaggio travestito di bianco e d’azzurro lucida l’argento, prima di fare ritorno a casa, più a sud, dove i fossi sono popolati di rane. Bandiere a mezz’asta, dai Marinaretti alle Grugnole! Il Beisbol è questo. Solcare mari in tempesta, o veleggiare leggeri di bonaccia. Una gioia. Una delusione. Una ruga in più sulla pelle. Nettuno vuole vincere. Ma non sempre il fato arride agli audaci. A volte il vento soffia contrario alla rotta, e gli avversari piegano il destino. Il destino di nascere dove il Baseball ha deciso di sbarcare. Dove neanche la sconfitta abbatte la fierezza. Perché c’è un disegno nelle stelle, una costellazione a forma di tridente. Una luce che indica il cammino alle orde di ragazzi dalle mani guantate di cuoio. Disperatamente attratti da barlumi tricolori che si stagliano sulla linea incerta dell’orizzonte. Oggi appaiono irraggiungibili, ma pur sempre visibili. I canti delle sirene distolgono lo sguardo. Le parole sono dolci. Persuasive. Si può cambiare la prospettiva. Credere nel podio. O si può tentare di raggiungere la vetta. Di cingersi d’alloro. Nettuno vince perché è la sua ventura. Perché è cazzuta. Chi non crede in questo, verrà spazzato via dai suoi stessi dubbi. Con i suoi generali, con i suoi ammiragli. O come l’esercito del faraone nel deserto. Nettuno vince perché è nettunese! Quello che appare perduto è solo l’inizio. Il cambiamento passa attraverso le fantasie. Gli occhi protetti dalle visiere dei cappelli, dove campeggiano i simboli di appartenenza, lampeggiano in un baleno. Come una palla raccolta e fulminata in prima. Guardare oltre l’arcobaleno. Guardare oltre la recinzione. Al di là di un Home Run. O soltanto al di là di se stessi. È questa la rivincita. La rinascita verso il domani. Attraverso un gioco. Un diamante da conquistare. C’è poco altro quando si sta in piedi in mezzo al campo. Una palla, una mazza e la propria solitudine, che si aggroviglia con il desiderio. Con la passione. Con le tre dita della mano. Con il cuore impazzito! Con i propri sogni. Abbiate cura dei sogni! Vi aiuteranno a non perdervi, quando lo stupore che avete negli occhi adesso, sarà solo un lontano ricordo!!
C’è un tiepido campo ben oltre la città, dove squadre insicure trovano rifugio, e giocatori assolati ricuciono sconfitte. C’è una fredda gradinata sporca di tempo, dove il baseball salpa per il mondo, e la speranza è solo un odore qualunque. C’è un mare agitato spianato dalla notte, dove piccole vele si gonfiano di vento, e ragazzi delusi non trovano la rotta. C’è una nave arenata sulle rive del cuore, dove tuono e fulmine vanno a navigare, e la vittoria si infrange sulla prua del cielo. C’è una gara perduta tra i flutti del temporale, dove terre avvistate si incagliano nei sogni, e messaggi in bottiglia frantumano scogli.
C’è tanto mare! C’è tanto vento! C’è tanto tempo!
 

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