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Gran Galà Academy Nettuno 2014!

di Roberto Minnocci  – 

“Si conclude l’anno Accademico 2014 con la festa di Natale e le premiazioni di tutti gli atleti della società Academy of Nettuno Baseball.”

CorniceCircondati dal legno invecchiato di un pub stile Irish, in mezzo alle botti di Old Whiskey, in una serata di foschia e umidità tipicamente anglosassone, è andato in scena il Gran Galà Academy Nettuno Baseball. Tra il vociare intraducibile dei bambini, che schizzavano come raggi laser in mezzo ai tavoli, e l’accecante luccichio dei trofei, che facevano bella mostra in una parata di cellophane, pergamene, coppe e medaglie. Ragazzi più o meno cresciuti, atteggiati come vecchi campioni, con qualche ruga in meno e un po’ di sfrontatezza in più, divoravano le scale scivolose di risate e cazzeggi. Lo squadrone dei coach, in camicia e pantaloni attillati, si scambiava segnali di “doppia rubata”, mescolati alla schiera delle mamme tirate a lucido per l’occasione, e i papà alla ricerca di una birra e di un motivo valido per scolarla. L’aria era satura di cariche elettrostatiche e di allegria quando il microfono, amplificato fino alla distorsione, ha cominciato a gracchiare sotto i baffi del “Maresciallo”, maestro cerimoniere della serata, dando il via ufficiale al Galà. E allora duecentocinquanta persone hanno messo in movimento lo spettacolo, con i loro sguardi, i respiri, gli applausi, la partecipazione e il protagonismo attivo. L’Academy of Nettuno Baseball sono loro, siamo noi, siete voi e chiunque abbia voglia di farne parte, da atleta, genitore, allenatore o semplicemente spettatore. Una società dilettantistica non esiste senza l’apporto di queste componenti, senza il coinvolgimento e l’entusiasmo di chi si mette in gioco per passione o per sentimento. Perciò iniziamo ringraziando tutti i partecipanti che hanno contribuito attivamente alla buona riuscita dell’evento: gli atleti e le loro famiglie, gli sponsor che hanno offerto i premi, e lo staff organizzativo che ha allestito la serata, Roberto De Franceschi, Leonardo e Peppe Mazzanti, il factotum Fabio Iandolo, e Maurizio Imperiali nelle vesti di presentatore. Ed è stato questo il clima che ha accolto l’ospite d’onore della festa: il Baseball! Un ospite importante, che ha accomunato così tante persone, di tutte le età, di diverse estrazioni, ma tutte con un identico motivo per stare insieme, l’attrazione per uno sport che, dopo settant’anni, suscita ancora fascino e orgoglio. Il Baseball sta a Nettuno e ai nettunesi, come l’acqua sta all’ossigeno e all’idrogeno. Un’equazione matematica senza soluzione, che rimbalzava tra i profumi griffati e i coriandoli colorati della riffa sparsi in ogni angolo. Tra i regali messi in palio dagli sponsor che hanno riempito i tavoli, e le manine che si intrufolavano tremanti nella scatola dei biglietti da estrarre, alla ricerca del numero fortunato. Una serata da ricordare perché ha chiuso un anno eccezionale, colmo di soddisfazioni, di buoni risultati, e di discreti successi, ben evidenziati dal discorso (che pubblicheremo integralmente) del presidente societario Roberto De Franceschi. E in uno scenario in cui si dissolveva il senso di gravità si poteva percepire una parvenza di felicità, e si udiva sempre più distintamente il tintinnio metallico e gratificante dei riconoscimenti individuali. TrofeiE allora, sospinti dal brusio della folla e dall’effluvio di fritto che aleggiava tra il pulviscolo luminoso dei faretti, i ragazzi si assiepavano ai bordi del palco in attesa del clou finale dei festeggiamenti. Poi uno alla volta, come vecchi attori consumati, saltavano festosi sulle tavole del palcoscenico che vibrava di emozione. Una pergamena, un ritratto, o una medaglia, e poi la foto e il flash abbagliante, che per un attimo li teletrasportava in un tunnel accecante, fino a focalizzare di nuovo la loro vita davanti ai mille sorrisi che riapparivano improvvisamente, e all’applauso che si confondeva tra i battiti del cuore. E ancora i trofei e le coppe dei Tornei Regionali Lazio, consegnati ai manager e ai vincitori, e sollevati con pudore verso il cielo di legno, con gli occhi brillanti sotto i cappelli senza visiera, quelli da rappers, che non nascondono gli sguardi, ma mostrano i loro pochi anni. I piccoli del Minibaseball, i Ragazzi, gli Allievi, sono stati loro i veri protagonisti di questa storia, che vorremmo non si concludesse questa sera, ma continuasse ancora per tanto tempo. Una storia da raccontare quando la memoria sarà andata al vento. Quando, seduti davanti al fuoco, diremo con la voce incerta: “Io c’ero! Ti ricordi?!?!”
 

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