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Il cuore di Peppe Mazzanti!

di Roberto Minnocci  – 

“Peppe è il terzo moschettiere dell’Academy Nettuno, l’unico ancora in attività, e con tante palle da spedire ancora oltre la recinzione.”

PeppePeppe Mazzanti, è uno di quei baseball player che fanno la differenza in campo. Il classico cleanup che batte quarto nel lineup di battuta di ogni squadra che si rispetti. Terribile quando “schiatta” la palla in fuoricampo, e allo stesso tempo dolce quando è alle prese con i ragazzi delle giovanili che si allenano con lui. Lo incontriamo al Pala Academy, seguito sempre dal suo figlioletto, e ci facciamo raccontare un po’ della sua vita.

Peppe, tu sei uno dei fondatori della Academy of Nettuno Baseball, nell’organigramma societario sei il segretario. Quali sono i segreti del successo di questo progetto?

  • “Credo che il successo sia dovuto principalmente al fatto che l’Accademia è l’unica struttura coperta dedicata al baseball in questa zona. Dunque, la sola dove è possibile fare attività invernale ad un livello quasi professionale, con istruttori e attrezzature all’avanguardia. Quindi, i ragazzi che prima dovevano orientarsi verso altri sport, adesso possono dedicarsi dodici mesi all’anno alla loro attività preferita. Inoltre, venire qui ad allenarsi insieme a gente che ha fatto la storia del baseball, come De Franceschi, Leonardo Mazzanti, in passato Schiavetti, e come riferimento al presente mi ci metto anch’io, diventa un richiamo molto forte, e da queste componenti nasce il nostro successo, oltre alle capacità tecniche e organizzative dimostrate in questi anni.”

Durante gli allenamenti giochi molto con i ragazzi, e la tua figura imponente stacca in modo netto, per poi fondersi insieme alla loro gioia e ammirazione nei tuoi confronti. Cosa aggiunge questa esperienza alla tua carriera?

  • “Mi da tanto. Il contatto con i giovani è un insegnamento continuo, non tanto per la carriera ma proprio a livello personale. È emozionante trovarli qui ad aspettarmi ad ogni allenamento, e mi sento orgoglioso nel vedere i loro miglioramenti, poi con i bambini ritengo di saperci fare abbastanza. È una sensazione bellissima che ti fa crescere umanamente. Mi piace molto questa attività, e ho intenzione di continuare a svolgerla anche in futuro e realizzare questo mio sogno.”

Parliamo del tuo percorso nelle giovanili. Anche da ragazzo facevi la differenza e sei arrivato ad alti livelli molto presto. Cosa ricordi di quegli anni?

  • “Guarda, mi ricordo tutto. Io ho cominciato a nove anni con i Blue Star, e quando rivedo i filmati dei miei inizi mi rendo conto che ero un po’ incapace; poi lavorando molto sono esploso, e dai Ragazzi fino ai Juniores ho vinto ogni campionato italiano; poi a undici anni ho fatto parte della Nazionale Italiana in un campionato mondiale in Venezuela. Ma non sono state tutte rose e fiori, ogni tanto facevo anche panchina, e mi son dovuto guadagnare il posto. Sono esperienze indelebili, che ho condiviso con gli amici di una vita come Mauro Salciccia, Marco Costantini, o gli allenatori Giuliano “Buchele” Salvatori, Cocuzza. Tutto bello, però, c’è un periodo che ho particolarmente a cuore, quando nella mia squadra giocava anche mia cugina Monia Cardinali, una giovane promessa del softball che purtroppo è scomparsa tragicamente nel 2009, in quegli anni, durante le partite eravamo in batteria insieme, lei lanciava e io ricevevo. Sono immagini che porto nel cuore.”

Oggi nei campionati Youth si vedono spesso genitori molto “focosi” a bordo campo. I tuoi come erano? Quanto ti hanno condizionato?

  • “Quello che mi ha seguito dappertutto, oltre alla mamma, è mio padre. E non l’ho mai sentito dire una parola fuori posto, soprattutto nei miei confronti, non mi ha mai dato pressioni, però allo stesso tempo non mi ha mai detto neanche bravo, è proprio la sua indole. Mi ha seguito anche negli Stati Uniti quando sono stato ingaggiato dai Seattle Mariners nel 2002, ed è sempre stato tranquillo. Ai genitori di oggi dico che dovrebbero stare più in disparte e lasciare i propri figli liberi da condizionamenti, per il loro stesso bene.”

Se dovessi raccontare un episodio piacevole legato al baseball, cosa pensi ti verrebbe in mente?

  • “Ne ho tanti. Il periodo in America me lo ricordo piacevolmente tutto, dalla prima all’ultima partita. Poi le Coppe dei Campioni con Giampiero Faraone e Ruggero Bagialemani, bellissime. Però c’è un aneddoto che ho particolare piacere a raccontare, legato a un torneo Ragazzi che si svolse a San Giacomo e in cui era presente anche Monia; avevamo una team fortissimo, e dopo aver vinto la finale dedicammo quel successo al nostro compagno Romolo Salciccia, che era appena stato operato e volle venire a vederci nonostante fosse convalescente. Gli cantammo tutti in coro una canzone, condividendo insieme a lui il trofeo conquistato e fu molto commovente.”

Nel tuo percorso sportivo avrai avuto tante gioie, ma anche qualche delusione. Che tipo di emozioni provi in campo?

  • “Guarda, molti miei compagni mi stimano perché cerco di stemperare le pressioni sdrammatizzando. Provo a nascondere le emozioni scherzando e scaricando la tensione. Certo, se stai giocando una finale davanti a seimila persone, la gara la senti, però devi fare in modo di controllarla, facendoti trascinare dagli applausi quando fai una bella battuta e non demoralizzandoti se dovesse arrivare qualche disapprovazione.”

A quale trofeo o risultato personale sei più legato in particolare?

  • “Sicuramente la vittoria del Campionato Europeo del 2010 con la Nazionale Italiana contro l’Olanda. Un successo arrivato dopo tredici anni ai danni dei rivali storici di sempre. Una gara bellissima, molto sentita e vinta nettamente. Poi sento molto mia anche la vittoria in Coppa Campioni, con Giampiero Faraone manager, vinta 1-0 a Barcellona, contro il Bologna nel 2008. Quella è stata una stagione indimenticabile, dove anche a livello personale vinsi diversi premi, tra cui: MVP e miglior battitore.”

La vita di uno sportivo è piena di soddisfazioni, ma anche di sacrifici. A cosa hai dovuto rinunciare per giocare a baseball?

  • “Se vuoi essere un atleta di un certo livello devi rinunciare a tante cose, che vengono compensate dai risultati ottenuti. Però, la cosa che mi rammarica più di tutte è non aver potuto trascorrere gli anni migliori con gli amici, facendo qualche vacanza insieme. Non le ho mai fatte! Ma anche con la famiglia stessa, devi comunque programmare i periodi di svago in modo particolare. Non poter curare regolarmente gli affetti. Ecco, queste cose sicuramente mi son mancate.”

Oggi sei un giocatore all’apice della maturità. A cosa devi maggiormente il tuo successo: al talento, al fisico o al carattere?

  • “Il fisico e il talento incidono molto, ma nel mio caso la differenza l’ha fatta il carattere. Mi ritengo una persona umile, e questa caratteristica mi ha permesso di migliorare costantemente e raggiungere determinati traguardi.”

Tu hai ancora grandi prospettive sportive. Se guardi al domani cosa vedi?

  • “Lo scudetto innanzitutto. Non l’ho mai vinto e spero di riuscirci prima o poi. A me non piace la carriera troppo larga, vorrei chiudere il mio percorso al top, senza attendere il declino. Nel domani mi vedo all’Accademia a coltivare i giovani per il futuro del baseball.”

Hai fatto una scelta di vita difficile lasciando Nettuno per andare a giocare a Rimini. Quanto ti è costata emotivamente?

  • “Tantissimo! Dover lasciare il posto dove sono nato e cresciuto, la squadra, il pubblico, mi è costato molto. Infatti, nella prima parte della scorsa stagione a Rimini, i risultati non sono stati esaltanti. Poi mi son fatto forza e ho cercato di soddisfare le aspettative di chi aveva investito molto su di me. È stata dura conciliare i miei impegni familiari e di lavoro qui a Nettuno, e nel fine settimana andare fuori a giocare, però tutto sommato credo di aver dato il mio contributo, con passione e con impegno.”

La prossima stagione sarai ancora a Rimini, o ci sono margini per un tuo ritorno?

  • “Si, il prossimo anno giocherò ancora a Rimini, c’è un accordo in questo senso. Però il mio cartellino è di proprietà del Nettuno, e io spero che si riesca a fare una grande squadra competitiva, senza divisioni, e che io possa far parte di questi progetti.”

Peppe Mazzanti e il Baseball. Descrivi questo binomio in una frase!

  • “Non c’è frase sufficiente a descrivere quello che si prova per questo sport, che sembra difficile e invece è semplicemente bello. Che ci porta a litigare con la fidanzata, o a non uscire con gli amici per giocarlo. E allora ti dico solo due parole, quelle che ci accomunano tutti: Passione e Amore!”
Ok Peppe! Bastano due parole. Ma io ci aggiungerei anche la terza: il Cuore! Quello che traspare dai tuoi discorsi, quando parli di quello che rappresenta il senso della tua allegria. Come dopo un fuoricampo, quando corri con le mani protese verso le braccia dei compagni, e poi ti perdi nell’abbraccio, scomparendo nella penombra del dugout, mentre l’applauso continua a scrosciare.
È questo il Baseball! È questo Peppe Mazzanti! 
 

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