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A un passo dal Playball!

di Roberto Minnocci  – 

“Continuano gli allenamenti in attesa dell’inizio dei campionati.”

Pic 260Ci sono giorni in cui il tempo sembra rallentare. Fuori è tutto grigio, guardi quello che ti succede intorno e l’unica espressione che ti viene in mente è: che palle! Allora provi a giocarti il jolly, e in cinque minuti sei pronto: Nike ai piedi, felpa con cappuccio, taccuino, breve tragitto in macchina, Accademia. Entri e si spalanca un mondo a colori: profumo di caffè dal bar, tavolini apparecchiati di gossip, vecchie glorie del baseball, giovani in cerca di futuro. Un distratto ciao di Fabio, che continua a scrivere moduli e cartelle, ormai fa parte dell’arredamento d’ingresso, e ti accorgi che è tutto ok, il sangue rifluisce e la pressione riprende quota: 120-80. C’è un viavai continuo, tra spogliatoi e allenamenti, senza un motivo ben preciso: chissà perché! Boh! Un saluto a Leonardo, un salto in ufficio dal presidente. E poi ti imbatti nei coach, col fungo che ormai è diventato una prolunga delle braccia: “quest’anno abbiamo una buona squadra”! Prendo appunti, mentre scambio due chiacchiere con Guido. Novità, progetti vecchi e nuovi, spunti, idee, tutto riassunto in una sola parola: fermento! Non c’è tempo di annoiarsi in Academy. Allora entro in campo, sul prato sintetico, mi appoggio in un angolo con le mani in tasca e comincio a registrare le immagini che scorrono. Gli occhi rilevano immediatamente sensazioni piacevoli, trasmettendo input digitali al cervello, come nei film di fantascienza, ma è tutto reale. Ragazzi di tutte le età, con la divisa e col cappello, che si muovono in tutte le direzioni; tunnel di battuta assaltato e bullpen occupato; rumori e luci come in un flipper con gli special attivati. Puoi goderti tranquillamente i gesti, gli odori, le urla di uno sport giocato con il cuoio e con il legno, in un ambiente trasversale, dove si allena il campione insieme al ragazzino. È sempre così! Una fabbrica del baseball in fibrillazione, aperta a tutti, dodici mesi all’anno. Una lista infinita di giocatori, allenatori, addetti ai lavori, che hanno svernato sudando qua dentro, e che si stanno affacciando sempre più spesso tra le pozzanghere e l’erba rada dei campi scoperti. Nettuno, in questo senso, può essere considerata un’isola felice, per il grande movimento di atleti che genera, e per il clima mite che favorisce le attività all’aperto anche nelle stagioni più fredde. Così si passa indifferentemente dal chiuso delle pareti agli spazi aperti, purchè si faccia baseball. Aspettando il sole e l’ora legale. Pasqua e primavera. Fino a che le palestre esonderanno nei dugout, dove risuoneranno i fragori delle gare, degli strike e delle battute. Fino a che questa sensazione di felicità, che attraversa i sensi in questo momento, sarà solo un gradevole ricordo, sovrastata dall’eccitante adrenalina delle partite. Non manca molto ormai. Siamo a un passo dal Playball, o a un passo dal cielo. Fate voi!

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