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Baseball Trip!

di Roberto Minnocci  – 

“Un viaggio tra immaginazione e realtà di un baseball psichedelico, allucinato e imprevedibile.”

Pic 230Et voilà! Il sipario è riaperto e la sala è gremita. Il prestigiatore sul palcoscenico raccoglie stupore, con la “bella” segata a metà dietro le quinte e i guantini penzolanti dalle saccocce sul culo. Show must go on! E tutto ritorna al suo posto come per magia: il coniglio nel cilindro, i fazzoletti nel pomello del bastone e i diamanti sui contratti. La targa “addetto stampa”, sulla scrivania, riflette il tic-tac delle dita sulla tastiera e l’immagine di Houdinì che cerca le chiavi di casabase, affacciandosi sugli spalti per raccogliere l’applauso. Lo spettacolo è finito ma il commissario punta il dito verso il mound, gridando: Playball!. Illusionismo e baseball, un caso da risolvere, degno del fottuto Sherlock Holmes, con un epilogo a sorpresa. Elementare Watson! Una stagione anomala di off season, è l’antefatto; un, due e tre, fino a cento Nettuno, è il mistero da rivelare; fari spenti e una città virata seppia, è lo scenario. Mentre gli indiziati camminano sul filo dei blog, protagonisti insospettabili, con alibi perfetto e movente hardcore. Infine ecco il cadavere, che te lo dico a fare, è il baseball. Gli ingredienti di un thriller avvincente. E il colpevole!? Di solito è il maggiordomo, ma un buon giallo ha sempre un finale imprevedibile. Anche se la vox populi diventa vox dei, in attesa del colpo di scena che strabilierà il pubblico. Preparate le migliori espressioni sorprese, perché l’arcano sta per essere svelato. Coming soon, i primi trailers rivelano una sola grande Matrioska che ingoia tutte le altre. Un solo volto, tante anime. Mecojoni! Il passato seppellito sotto l’ascia di guerra. Obladì Obladà! Tutti assolti, il fatto non sussiste, mentre partono i cori dalla tribuna: Nettuno alè, alè! Il baseball trionferà sul male, e vissero tutti felici e contenti. Una produzione “disneyana” da far impallidire perfino Walt, diabete alle stelle, con l’asterisco davanti alla voce glucosio. Tiè! Siamo fatti così! Eccheccazzo! Con gli spikes e il pigiama colorato, facciamo come ci pare. Siamo tutto e il contrario di tutto. La malattia e l’antidoto. Senza noia e senza inganno, extrainning a tutto spiano, perché siamo cattivi e duri a morire. Perché ci piace farci male, come un Tafazzi senza conchiglia. Cartina e fumo arrotolati. Aspettando il segnale di push dal coach. E intanto l’erba cresce e le falciatrici “strippano” ossido di ferro, mentre lo Slowpitch fa un altro giro avvolgendosi su sé stesso a scapicollo, Helter Skelter, scivolando a spirale verso il campionato. È multi baseball in the city, proiezioni in 3D riflesse sugli occhialetti rossi, come una presa di tabacco masticata tra le papille e le otturazioni, prima di essere scatarrata nella sputacchiera. Si corre verso la luce in fondo al tunnel, fino a ritrovarsi col culo sul cemento verdazzurro, a guardare una palla cucita, risucchiata dai kilowatt luminosi, insieme a Lucy nel cielo con i diamanti. Mentre miniature di Babe Ruth rincorrono le righe sulle divise, in piccoli campi sporchi e impolverati, dove la luce è solo penombra e gli strikes deformano le kenko ball. Tirando Batting Practice dietro uno schermo senza rete, col secchio ricolmo di cuoio incordato, e la resina che cola nel box di battuta. Al cuore, mira al cuore Ramon. C’è tanto spazio vuoto in fondo al dugout, tra il pisciatoio e il bidone dell’immondizia, proprio dove di solito siede lo slugger più cazzuto. Venuto fuori da uno scarabocchio del roster e da uno swing sull’ultima pagina dello score, prima di addormentarsi sognando “lamerica”, dove gli homerun puoi guardarli dritti negli occhi. Ma Nettuno è sempre in bilico tra l’incubo e il sogno, Incompiuta come l’ottava di Schubert, la sinfonia immaginaria di un finale mai scritto. Una storia senza fine, batteriologicamente immune. Non c’è trama, non c’è inghippo, siamo ancora in posizione punto. La verità è una sporca cazzata, c’è una sola Enne sopra il cappello, e che Dio strafulmini chi dice il contrario. Ecco, stiamo tornando in campo, tra la folla che rumoreggia e la lampada fulminata nello spogliatoio. Con la puzza di sudore mischiata all’adrenalina, sull’alone bagnato della sottomaglia. Ancora uno sputo e via, verso la bolla di luce che precede il boato: Nettunooo!… Poi ti svegli tutto sudato, fuori sta piovendo. Un brivido di freddo lungo la schiena e ti accorgi che è ancora inverno! Tick Tock, un messaggio su Facebook: “Oggi è il compleanno di Hello Dolly, vuoi essere il primo a farle gli auguri?” Ma vaffanculo, va’!!

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